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Arte e Tecnologia a Palazzo Forti
 

In tutti i settori residenziali, industriali e del terziario è sempre maggiore la richiesta di aumento dei livelli di efficienza e comfort dei sistemi tecnologici in risposta a esigenze sempre nuove. Negli impianti tradizionali ciò comporta una crescente complessità dei cablaggi e degli impianti dovuta all' aumento dei sottosistemi da gestire e connettere tra loro.

La soluzione a questi problemi arriva da una nuova tecnica, nota con il nome di "Building Automation", capace di automatizzare ed integrare facilmente le funzioni indispensabili ad una moderna gestione degli edifici mediante l'adozione di un sistema BUS. L'impianto elettrico che ne risulta non si limita più alla sole funzioni di distribuzione e comando, ma risulterà sempre più "intelligente" ed integrato con altri sistemi. Un impianto realizzato con tecnologia BUS è costituito da una serie di "moduli" di ingresso e di uscita (ai quali verranno poi collegati i punti di comando e gli utilizzatori) che comunicano tra loro attraverso un solo cavo di collegamento: il BUS di campo. Questa serie di moduli fa capo ad un'unità di logica centrale (il "master") che controlla e gestisce il funzionamento di tutti i dispositivi presenti.

Com'è facile intuire, la logica di funzionamento in un impianto di questo tipo non sarà più dettata dal cablaggio effettuato, ma solo dalla programmazione dell'unità centrale, offrendo possibilità impiantistiche altrimenti impensabili. La flessibilità e la riduzione del cablaggio risultano particolarmente importanti in applicazioni dove la mancanza di canalizzazioni rende problematica la realizzazione di impianti tradizionali (ad es. ristrutturazioni di edifici storici o di valore artistico).

Come tutti sappiamo, l'Italia vanta uno dei maggiori patrimoni artistici del mondo ed anche in questo ambito il sistema BUS rappresenta la scelta vincente nel caso di rifacimenti e adeguamenti di impianti elettrici. Infatti l'impossibilità di effettuare opere murarie (volte ad aumentare le dimensioni delle vie cavo) fa di questa tecnologia impiantistica la soluzione ideale. Tra le realizzazioni più recenti e significative merita attenzione l'impianto di illuminazione dinamica di Palazzo Forti a Verona, realizzato con il sistema bus PICnet di Sinthesi, che, per potenza di programmazione, semplicità di utilizzo, velocità di risposta e completezza della serie, risulta il prodotto per applicazioni di Building Automation con le prestazioni più evolute disponibile sul mercato.

Il sistema bus PICnet, infatti, permette con una sola unità centrale (il modulo "Master") di controllare attraverso un BUS a 4 fili (due di comunicazione e due per l'alimentazione 24Vcc) fino a 250 moduli periferici (moduli "slave") alla velocità di 62500b/s. Non a caso a soli cinque anni dalla sua nascita, il sistema PICnet vanta la realizzazione di diverse centinaia di impianti realizzati nei più disparati settori: industriale, civile, terziario, edifici monumentali, ospedali, alberghi ecc…
L'illuminazione dinamica del muse di palazzo Forti rappresentava una difficile sfida per le sofisticate prestazioni richieste dalla committenza e per le difficoltà impiantistiche legate alla mancanza di passaggi.
La richiesta infatti consisteva nella possibilità di gestire l'illuminazione di 23 sale espositive ciascuna illuminata da 4/5 distinti circuiti luminosi mediante apparecchi con lampade alogene o fluorescenti con ballast dimmerabile.
A seconda dell'allestimento della sala deve essere possibile al curatore della mostra l'attivazione e la regolazione dei diversi apparecchi di illuminazione in modo da creare particolari scenari luminosi differenti per ogni sala. Era inoltre richiesta la possibilità di memorizzare fino a 4 differenti scenari per ogni sala, richiamabili successivamente in base all'allestimento scelto. Ancora una volta il sistema PICnet, grazie alla sua potenza di programmazione, flessibilità di utilizzo e ampiezza di gamma, ha permesso di risolvere brillantemente il problema.

Il sistema utilizzato si compone di un'unità centrale (PNMAS), di una serie di moduli di uscita a relè (mod. PN8OR) per il comando ON/OFF dei teleruttori di potenza e di moduli di uscita analogici (mod. PNDA) per la regolazione dell'intensità luminosa dei diversi apparecchi agendo direttamente sui ballast dimmerabili o su dimmer di potenza con ingresso 0-10V.

In ciascuna delle 25 sale espositive è stato previsto un ricevitore per telecomando ad infrarossi mediante il quale è stato possibile realizzare tutte le funzione di regolazione richieste. Ogni singolo apparecchio presente all'interno delle sale, è stato gestito attraverso due diversi telecomandi all'infrarosso, uno in dotazione all'architetto che cura gli scenari illuminotecnici ed uno in dotazione al custode del museo. Attraverso il primo telecomando il curatore della mostra ha a disposizione tutti i comandi necessari alla regolazione degli scenari illuminotecnici: selezionato il circuito luminoso su cui operare, è possibile aumentare o diminuire l'intensità del fascio luminoso al fine di ricreare l'effetto desiderato in quella particolare "ricetta", che verrà quindi memorizzata al fine di essere richiamabile in qualsiasi momento. Un secondo telecomando in dotazione al personale della mostra, permetterà invece lo spegnimento delle singole sale o la loro accensione secondo lo scenario precedentemente impostato.

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