La domotica è integrazione
Sono
le 19. E, come tutte le sere, alla stessa ora, un
lieve cigolio annuncia che la saracinesca inizia ad
abbassarsi, le luci dell'ufficio attiguo si spengono
e una piccola telecamera a circuito chiuso inizia
con discrezione le riprese. Tutto automaticamente.
Mentre un leggero sorriso di compiacimento appare
sul suo volto. Stavo assistendo a uno dei più
elementari esempi di applicazione della domotica.
E il volto è quello dell'ingegner Mongiovì,
pioniere in Italia con la sua creazione "Sistema
Casa". Che di recente ha raggiunto il traguardo
dei dieci anni di attività "festeggiati"
con una conferenza stampa in un albergo milanese.
"I comandi manuali, comunque, rimangono; le luci
si accendono e spengono solo quando servono, non si
diventa schiavi del sistema. Di automatico non facciamo
nulla: i nostri comportamenti, semplicemente, seguono
certi automatisti ed è bene che li esegua un
sistema cui si può sempre cambiare la programmazione".
Ecco il Mongiovì pensiero.
Perché,
ingegnere, la domotica ha ancora difficoltà
a diffondersi in Italia a differenza di quello che
succede in Europa e oltreoceano?
"Un aspetto che ha frenato lo sviluppo della
domotica in Italia è quello che non esiste
uno standard. Ma è un falso problema; ci sono
effettivamente vari protocolli dei fornitori dei prodotti.
Le grosse aziende, del resto, hanno sempre fatto pressioni
per imporre il loro standard quale prerequisito e
accapparrarsi, così, una grossa fetta del mercato.
Nel dubbio, l'Italia è rimasta ferma. A guardare.
Ed è per questo che siamo il fanalino di coda
in Europa. E' un falso problema - rincara Mongiovì
- perché negli Stati Uniti, dove pure ci sono
vari standard, la domotica è molto più
sviluppata che da noi. In Italia, infatti, manca la
percezione per la realizzazione di un impianto domotico
- continua e ribadisce Mongiovì - che è
un valore aggiunto ed è destinato a entrare
nello stile di vita di una persona. Finora, infatti,
ognuno ha agito per conto proprio senza creare quelle
condizioni fondamentali per lo sviluppo dell'automazione
domestica: la mancanza di cultura che l'operatore
del settore deve trasmettere all'utente finale. E'
sempre mancato, cioè, quel coinvolgimento nei
confronti del fruitore. Una responsabilità
l'hanno pure gli architetti-luddisti che lavorano
ancora sul cartaceo e non sono di certo da sprone
alla domotica. Perché gli architetti, che potrebbero
benissimo essere i prescrittori dell'utente finale,
in passato non hanno mai collaborato. Ma le cose da
due anni a questa parte, sono cambiate. Per merito
anche dei clienti che, sempre più, esigono
l'automazione dai progettisti. Del resto, per troppo
tempo s'è parlato di tecnologia escludendo
dal dibattito il fruitore-cliente che, non sapendo
né leggere né scrivere, ha preferito
non scegliere.
Ci
può anticipare qualche novità?
"Di recente, anche i media generalisti e non
più solo la stampa specializzata, si stanno
occupando del fenomeno. Inoltre, sono già pronte
le bozze del libro (250 pagine mostrate con orgoglio)
che ho finito di scrivere e che parlerà della
progettazione e realizzazione della domotica. Libro
in cui ho trasferito l'esperienza di molti anni e
in cui non si parla di prodotti; altrettanto semplicemente,
verrà illustrato il vademecum per il perfetto
comfort domotico: come si progettano e realizzano
i sistemi domotici; un libro tecnico-divulgativo,
rivolto soprattutto agli operatori del settore che
sono tre figure professionali che devono interagire
tra loro: progettisti, distributori e installatori.
Perché la vera domotica è integrazione,
potremmo definirla interdisciplinarietà tra
elettrodomestici che dialogano tra loro. Questa -
sottolinea l'ingegnere - è la vera e unica
domotica".
Che tipo di azione commerciale e di supporto tecnico
svolge nei confronti degli installatori, di coloro
cioè che alla fine sostengono il peso del rapporto
col pubblico?
"Per sensibilizzare le persone a dotarsi d'un
impianto, realizziamo, fin dal 1993, corsi per gli
installatori, veri deus ex-machina della domotica.
Costoro sono il vero motore commerciale perché
hanno il compito di spiegare ai clienti, non solo
come funziona l'impianto, ma anche quello basilare
di "sensibilità umana" consigliando
loro ciò che è più funzionale.
A tale proposito, abbiamo creato tre tipi di installatori:
quelli che operano in appartamenti, uffici e ville.
Queste ultime, sono le più impegnative sotto
il profilo progettuale. Ed è per questo che
tre realtà diverse, hanno bisogno di certificazioni
specifiche che non possono essere inferiori ai due
anni. I nostri installatori sono certificati da "Sistema
Casa" che è garanzia di professionalità
e sicurezza. Il collaudo dell'impianto appena installato,
è il prerequisito della qualità. Ogni
installatore ha con sé una check-list che vaglia
scrupolosamente e con la quale verifica che ogni componente
dell'impianto sia stato perfettamente installato e
funzioni ottimamente. Il compito dell'installatore
è anche quello d'istruire ed esplicitare la
facilità d'uso dell'impianto che avviene in
ripetuti incontri con il cliente, fino alla sua totale
autonomia. Ma la chiave di volta è quella di
far comprendere alle persone che l'automazione domestica
è sostituitiva della manualità e non
comporta costi addizionali". I costi, appunto.
"Per un appartamento di medie dimensioni (80/100
mq.) un sistema domotico che includa tre applicazioni
base, quali la sicurezza ambientale (attuazione di
tutte le protezioni atte a prevenire le fughe di gas,
allagamenti e incendi), la gestione del riscaldamento
e, soprattutto, la sicurezza antintrusione esterna,
hanno un costo, chiavi in mano, dai 3 ai 4mila euro.
Con la possibilità di essere ampliato nel tempo
per comandare altre aree applicative. Per arrivare
fino alle trenta applicazioni per una villa al costo
di 50.000 euro".
"Sistema Casa" ha riservato una fetta
del suo know-how anche ai portatori di handicap e
agli anziani. In cosa consiste?
"L'elettronica, oggi, li può aiutare.
Per i tre tipi di disabilità (motorie, visive
e degli arti), abbiamo studiato altrettante formule
applicative che comprendono l'uso dell'apparecchio
telefonico per rispondere al citofono e aprire la
porta premendo un tasto; l'uso di rilevatori di presenza
e l'uso di un telecomando universale per la completa
interazione con il sistema di interfaccia wireless.
Anche le Istituzioni, finora latenti dal lato economico,
hanno dato un incentivo forte all'implementazione
dell'automazione domestica. Il governo regionale della
Lombardia, ad esempio, quest'anno ha dato l'80% a
fondo perduto per realizzare un impianto domotico.
Meglio ha fatto solo il nord Europa dove il finanziamento
riguarda il 100%. Del resto, esiste un progetto nazionale
che riguarda 60 comuni per la realizzazione di appartamenti
per disabili e anziani: nel bando di gara, la domotica
è un aspetto qualificante del progetto".
Sarebbero ancora molte le cose da aggiungere. Ma non
mangherà l'occasione, ora che il termine "domotica"
entrato prepotentemente nelle nostre case. Per merito
dell'ingegner Mongiovì.
Intervista
di Dante FEDERICI,
Questa
intervista è stata pubblicata per cortese autorizzazione
della rivista "Casa Futura"
Per
informazioni:
SISTEMA CASA
www.sistemacasa.it |