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La casa a consumo zero. Indicazioni e idee per progettare case a produzione energetica

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capolla_casa-a-consumo-zeroIl volume suggerisce indicazioni ed idee per la progettazione di edifici eco-sostenibili a produzione energetica nell’ambito dell’utilizzo di energie esclusivamente rinnovabili, con particolare riferimento alla adozione di tecnologie bioclimatiche e passive di risparmio e recupero energetico ma soprattutto attive per la produzione del fabbisogno energetico nell’uso delle abitazioni derivanti dalle necessità familiari dell’abitare.

Il testo fornisce indicazioni, alla committenza e ai progettisti, inerenti: gli elementi essenziali e di simulazione di macroconsumi abitativi nell’ambito della prestazione energetica degli edifici nell’attuale panorama legislativo, il predimensionamento dei sistemi fotovoltaici e solari termici a pannelli piani o parabole solari, indicazioni sulla ventilazione controllata e sui sistemi bioclimatici da incorporare nell’edificio, valutazione di sistemi di accumulo stagionale ad acqua e a scudo termico, la domotica per il controllo energetico, cenni ai sistemi eolici per le abitazioni e a sistemi elettrolitici e a fusione fredda E-cat.

Questa trattazione è diretta ad indirizzare le scelte progettuali e tecnologiche dell’organismo abitativo in una logica di totale autosufficienza energetica resa possibile già da tempo da tecnologie e prodotti presenti sul mercato. Questo argomento viene trattato anche nell’ambito della dizione di case a “consumo zero” o a energia positiva teso al superamento del modello Passive House.

L’importanza di “azzerare i consumi” e produrre (stoccare) energia dai singoli edifici è legata alle nuove reti ottimizzate di distribuzione dell’energia elettrica basate su “smart grid” nell’ambito della infrastrutturazione di “territori intelligenti” e ridefinizione degli agglomerati urbani in smart city.

In appendice sono trattate in sintesi, in maniera anche critica: le principali Direttive Europee, le leggi nazionali e un excursus sulle leggi regionali in materia di efficienza energetica per la progettazione di edifici, insieme al recepimento della Direttiva 2010/31/UE da parte del d.l. 63/2013 convertito in legge 90/2013.

 

Massimo Capolla, architetto presso Aler Milano si occupa di verifica di progetti e di progettazione di edilizia residenziale pubblica e domotica fin dalla metà degli anni ‘80. È autore di progetti, libri e numerosi articoli su questi argomenti. È stato docente in master universitari sull’efficienza energetica e sulla domotica nonchè membro di commissioni per la redazione di norme UNI quali: CEI 64/100- UNI 10722-UNI 10721-UNI 11337-UNI 10998.

 


INDICE GENERALE

Introduzione

1. Prestazioni energetiche degli edifici

2. Per una casa a produzione energetica

3. Cenni all’orientamento e forma dell’edificio

4. I costi di massima (e le rese) dei sistemi tecnologici per la copertura del fabbisogno energetico (2013)

5. Cenni di architettura bioclimatica

6. Cenni a sistemi a pompa di calore

7. La ventilazione controllata con gli scambiatori di calore (VMC)

8. Le caratteristiche generali di un sistema solare termico

9. Cenni ai serbatoi ad accumulo interstagionali interrati: stato di alcune ricerche in Italia e in Europa

10. Gli scudi termici

11. Cenni ai sistemi energetici basati su elettrolizzatori

12. Domotica ed ecosostenibilità

13. Energia elettrica gratis per tutti: utopia o realtà?

15. La normativa nazionale e regionale

  • Cenni alla legislazione regionale
  • Cenni all’evoluzione del Conto Energia in Italia
  • Uso e promozione delle fonti rinnovabili
  • Il Conto Termico
  • Prestazione energetica degli edifici

 

Appendice

PianetaSole Life-Beghelli

 

Documentazione

✓ D.Lgs. 19 agosto 2005, n. 192 – Attuazione della direttiva 2002/91/CE relativa al rendimento energetico nell’edilizia

✓ D.m. 19 febbraio 2007 – Criteri e modalità per incentivare la produzione di energia elettrica mediante conversione fotovoltaica della fonte solare, in attuazione dell’articolo 7 del d.lgs. 29 dicembre 2003, n. 387

✓ D.P.R. 2 aprile 2009, n. 59 – Regolamento di attuazione dell’articolo 4, comma 1, lettere a) e b), del decreto legislativo 19 agosto 2005, n. 192, concernente attuazione della direttiva 2002/91/CE sul rendimento energetico in edilizia

✓ D.m. 26 giugno 2009 – Linee guida nazionali per la certificazione energetica degli edifici

✓ Direttiva 2010/31/UE del Parlamento europeo e del Consiglio del 19 maggio 2010 sulla prestazione energetica nell’edilizia (stralcio)

✓ D.m. 5 maggio 2011 – Incentivazione della produzione di energia elettrica da impianti solari fotovoltaici (Quarto Conto Energia) (stralcio)

✓ D.m. 5 luglio 2012 – Attuazione dell’art. 25 del decreto legislativo 3 marzo 2011, n. 28, recante incentivazione della produzione di energia elettrica da impianti solari fotovoltaici (c.d. Quinto Conto Energia) (stralcio)

✓ D.P.R. 16 aprile 2013, n. 75 – Regolamento recante disciplina dei criteri di accreditamento per assicurare la qualificazione e l’indipendenza degli esperti e degli organismi a cui affidare la certificazione energetica degli edifici, a norma dell’articolo 4, comma 1, lett. c), del decreto legislativo 19 agosto 2005, n. 192

✓ D.L. 4 giugno 2013 n. 63 conv. con modificazioni in L. 3 agosto 2013 n. 90

 

Introduzione

Azzerare i consumi energetici della propria abitazione producendo l’energia necessaria, in relazione alle proprie esigenze abitative, è di fatto possibile, anche se può risultare difficile da realizzare per diverse ragioni che sinteticamente si esporranno di seguito.

Questo testo seleziona una serie di idee utili alla progettazione di edifici innovativi che autoproducono integralmente, e anche in surplus, l’energia necessaria per abitare e lavorare tralasciando i riferimenti impiantistici tradizionali ed altri tipi di impianti, ad esclusione ovviamente del solare termico e fotovoltaico e della geotermia (a bassa entalpia) applicata in modo semplice in ventilazione ed ad accumulo di calore. Molti impianti di climatizzazione, basati su tecniche moderne di interscambio o assorbimento di calore da fonti rinnovabili, risultano sicuramente efficaci, ma le proposte indicate in questo testotendono a configurare sistemi tecnologici a minor complessità e maggiormente integrati dal punto di vista architettonico, per la semplice ragione di utilizzare solo energie rinnovabili nella maniera più diretta possibile, e le tecnologie passive edilizie nel modo più semplice ed efficace, allo stato dell’arte della tecnica attuale non sperimentale, ma disponibili sul mercato odierno a costi e criteri manutentivi e gestionali accettabili. Una attenzione è riservata ai sistemi basati sull’idrogeno che se saranno, a breve, realmente sviluppati potrebbero definire nuovi scenari energetici.

Allo stesso tempo la breve trattazione è diretta ad indirizzare le scelte tecnologiche edili-impiantistiche, per chi ha la possibilità di costruirsi una casa unifamiliare (o anche per piccoli-medi condomini), fuori dagli schemi tradizionali che impongono lesolite soluzioni, molte delle quali sicuramente efficaci, ma più costose e complicate anche nella gestione, oltre che non risolutive dell’azzeramento/compensazione energetica.

Vi sono una molteplicità di soluzioni e progetti con energie rinnovabili che si possono anche reperire su internet, per farsi un’idea di cosa è possibile realizzare, ma poche di queste sono riconducibili all’azzeramento della bolletta energetica e a sistemi che hanno nella semplicità il loro punto di forza. Chiprogetta esclusivamente attraverso impianti attivi ha (se non fa errori) la certezza che il sistema risponda alle condizioni climatiche di comfort interne alla abitazione volute in progetto, indipendentemente dal clima esterno. Per contro, consuma molta energia ed è praticamente obbligato a sovradimensionare gli impianti sui livelli di picco massimi. Diversamente, in un approccio energetico ecosostenibile il controllo termodinamico ha necessità di basarsi su studi integrati ambientali e dei sistemi tecnologici adottati trasferendo soprattutto alla capacità del manufatto edilizio di accumulare energia, rilasciandola al momento opportuno in relazione al luogo, alla forma, ai materiali e ai vari sistemi tecnologici di cui esso è composto. Allo stesso tempo è necessario produrre energia da fonti rinnovabili per tutte le necessità familiari, non solo per la climatizzazione.

In questo ultimo caso il progettista dovrà avere competenze integrate architettonico-impiantistiche tese alla realizzazione di edifici in cui gli aspetti solari passivi ed attivi integrati tra loro con soluzioni formali architettoniche rispondano alle effettive esigenze di comfort in merito ai requisiti previsti e alle prestazioni attese, superando l’approccio classico progettuale di separazione delle competenze e di delega totale agli impianti del mantenimento delle prestazioni climatiche indipendentemente dall’analisi delle energie rinnovabili preesistenti nell’ambiente circostante e dalla capacità del manufatto edilizio di interagire con esse. Un problema di fondo è costituito da quella sottile linea di confine sui ruoli tradizionali del progettare e costruire: il costruttore non si occupa di impianti, che subappalta, sulla base di un progetto più o meno evoluto realizzato da un progettista impiantistico solitamente individuato da un progettista architettonico, che abdica al ruolo guida in questo settore specialistico.

Il costruttore, normalmente, non ha come fine la realizzazione di un manufatto prestazionale che consumi poca o nessuna energia non rinnovabile, la stessa in ogni caso la pagherà il proprietario dell’abitazione all’ente erogatore di energia, che si aspetta che ogni casa ne consumi in maniera adeguata e sempre di più, per non diminuire il fatturato complessivo. Il progettista architettonico delega la progettazione specializzata impiantistica ad altri soggetti; gli impianti sono visti come una necessità, un “fastidio” nella costruzione dell’edificio.

Come dire, “un serpente che si morde la coda” a fronte di campagne di sensibilizzazione sul risparmio energetico scaricate sull’utente finale che “dovrebbe spegnere o cambiare le lampadine per salvare il mondo”. In effetti sembrerebbe che nessuno vogliarealmente che diminuiscano i consumi energetici. Il costruttore può essere indotto a introdurre tecnologie di risparmio energetico unicamente sotto la spinta dei premi volumetrici o di superficie (anche sgravi fiscali) introdotti dai nuovi regolamenti edilizi e dalle leggi dello Stato. O per effetto di novità del prodotto offerto, “a risparmio energetico e certificato”, più appetibile dal punto di vista del marketing verso i possibili clienti, enfatizzando gli aspetti energetici che, molte volte, sono solo l’applicazione corretta delle norme e delle leggi in vigore.

Il percorso progettuale che sfrutta fino in fondo le possibilità energetiche dell’architettura dell’edificio nella sua collocazione ambientale, unitamente a soluzioni a minimo impatto ed energeticamente rinnovabili, è sicuramente più complesso, ma è l’unico in grado di raggiungere l’obiettivo prefissato di azzeramento della bolletta energetica in un sistema che tende a non utilizzare il petrolio e suoi derivati fossili come fonte di energia primaria. Le direttive europee e il dispiegamento di una legislazione nazionale sensibile al risparmio energetico e all’incentivazione di energie rinnovabili, sebbene pagate dalla collettività, possono permettere di raggiungere tale condizione con soddisfazione economica, psicologica, ambientale e anche di status.

In definitiva non sarà semplice ottenere questo risultato per via di un insieme di fattori culturali, tecnici e di mercato, che sono restii ad avere come unico obiettivo la realizzazione di case ad energia zero – zero emission – in termini di consumo o a produzione energetica a costi sostenibili.

L’attuale legislazione tende a definire case a medio basso consumo, dalle Passive house con consumi minori di 15 kWh/mq/ anno a case mediamente con consumi, secondo le ultime leggi, minori di 100 kWh/mq/anno; mentre è possibile produrre tutta l’energia necessaria per i propri fabbisogni familiari, approdando finalmente alla casa energetica. La cultura tecnica dominante in questo periodo ha come riferimento le Passive house, dotate di iperisolamento, modello importato dal Centro Europa e che comunque non riesce a rispondere appieno alla dimensione mediterranea dell’abitare; attualmente questa tipologia di abitazioni è in via di implementazione per trovare una soluzione ai climi temperati. Il modello proposto è favorito da alcune legislazioni regionali e ha come finalità l’ottenimento del massimo risparmio energetico in riferimento alle energie fossili in esaurimento ed è basata sull’avvento di “nuove tecnologie impiantistiche”, i cosiddetti aggregati. Questi nuovi impianti – costituiti da pompe di calore, collettori geotermici, ventilazione controllata – tenderebbero a sostituire gli attuali generatori termici privilegiando comunque una progettualità impiantistica sostitutiva e forse più complicata, minimizzando la progettazione bioclimatica e le energie derivanti dalle fonti alternative relegandole in secondo ordine.

Dal versante dei produttori energetici non si intravedono piani energetici aziendali che prevedano la diminuzione della produzione anche a fronte di campagne sul risparmio energetico nazionali.

Una vera politica energetica imporrebbe un rallentamento e una diminuzione progressiva in termini di GWh di energia prodotta a livello nazionale dalle varie società, a dimostrazione dell’efficienza produttiva del sistema industriale nazionale che, reingegnerizzandosi (realmente), energeticamente consuma di meno mantenendo o aumentando la produzione.

La soluzione prospettata di ripresa di nuovi programmi per l’incremento dell’energia nucleare impone costi di realizzazione, produzione e smaltimento elevatissimi, oltre all’impatto ambientale, e tempi nell’ordine di 15-20 anni per la messa in funzione delle centrali alle tecnologie attuali (IV generazione), relativamente più sicure, ma sempre a fissione. Altro aspetto sottovalutato e poco sviluppato, perché non interessa economicamente il costruttore, né i progettisti impiantisti, né gli installatori, è la dimensione bioclimatica dell’edificio in un rapporto equilibrato tra le energie prelevabili in natura attraverso sistemi passivi e le tecnologie impiantistiche utili e a basso impatto ambientale. È una utopia fare a meno degli impianti?

In realtà, gli impianti di climatizzazione così come li concepiamo oggi sono una innovazione recente, introdotta nell’Ottocento. Le reti elettriche nazionali, in Occidente, sono state completate nel Novecento. Per secoli gli edifici non hanno avuto impianti idrotermosanitari se non negli aspetti minimi idraulici e di riscaldamento, soprattutto nelle terme o nelle domus o altri edifici di potere. La dimensione minimalista e bioclimatica male si addice all’attuale sistema di produzione e dei consumi, nonostante le campagne sul risparmio energetico e il protocollo di Kyoto. La progettazione bioclimatica integrata da un approccio impiantistico che punti alla produzione energetica e alla integrazione sistemica con il manufatto edilizio rimane ancora al momento poco applicata, in quanto le realizzazioni risultano quasi sempre sperimentali o speciali. Le ragioni sono di carattere culturale e di disponibilità sul mercato di prodotti e sistemi facilmente installabili o costruibili certificati sotto il profilo energetico. Allo stesso tempo il “sistema industriale” ha la tendenza a sostituire tecnologie obsolete con altre a risparmio energetico, ma nella logica sempre del consumo di energie fossili o nella logica che più si risparmia più il sistema è complesso e automatizzato, conseguentemente complicato negli apparati e costoso anche nella gestione e manutenzione. Infatti, il mercato immobiliare è già pronto a vendere case di questo tipo, a basso consumo da “un litro”, che verranno messe in vendita a costi maggiorati per effetto delle “diavolerie tecniche a risparmio energetico”,vanificando immediatamente tutti i discorsi sui risparmi ottenibili dall’abitazione da parte di chi vi abita, scaricando appunto, sul consumatore finale, i costi aumentati dei nuovi edifici a risparmio energetico. Se, nella migliore delle ipotesi, il risparmio medio di una famiglia potrebbe essere di 1.000 euro annui, gli incrementi di costo a mq pagato dall’acquirente per queste nuove abitazioni non consentono recuperi, probabilmente, neanche in 30-40 anni di abitazione continuativa in pienaefficienza e senza manutenzione.

La progettazione bioclimatica, insieme alle energie solari e ai comportamenti virtuosi di un consumo non tanto sostenibile quanto decrescente, è una delle poche soluzioni per una convivenza più civile e armoniosa che potremmo desiderare, ma consiste nel ridurre i consumi e riportare i sistemi impiantistici “alla semplicità” puntando principalmente sulla captazione del calore nelle sue varie dimensioni (caldo-freddo) configurando unsistema tecnologico completamente integrato con l’edificio fin dall’avvio della progettazione, sfruttando tutte le possibilità solari e costruttive dell’edificio, dei materiali, del terreno, favorendo la captazione e lo smaltimento del calore. L’utilizzo delle tecnologie solari termiche ad accumulo e fotovoltaiche può consentire di coprire qualsiasi fabbisogno energetico; sebbene le tecnologie fotovoltaiche siano ancora assistite economicamente e producano ancora poco ma con una forte diminuzione dei prezzi, ricerche avanzate in questo settore prefigurano, entro pochi anni, scenari molto diversi con costi di produzione assimilabili, e anche minori, alla produzione termoelettrica o nucleare, a condizione che il mercato le recepisca e non siano frenate da altri interessi energetici. Gli sviluppi sulle tecnologie ad idrogeno attraverso gli elettrolizzatori possono ulteriormente cambiare gli scenari di convenienza ed economicità della produzione energetica direttamente dall’abitazione.

Vi sono innumerevoli progetti, studi, tecnologie nei cassetti degli inventori e nei centri di ricerca, che non vengono commercializzati per non “disturbare il mercato”. Che, tra l’altro, si appresta ad introdurre le caldaiette fuell-cell CHP ad idrogeno al posto delle attuali caldaie a condensazione, nella logica sempre di far consumare gas, ma perlomeno con la contestuale produzione di energia elettrica e calore a rendimenti estremamente maggiori.

Oltretutto, in questo quadro, si potrebbe riconfigurare la logica di produzione che passerebbe dalle attuali centrali termoelettriche alle singole abitazioni o ai condomini, in una rete diffusiva di produzione per distretti e sul modello internet (si vedano gli studi dell’Enea) e prevista tra l’altro, nell’era dell’idrogeno, da Rifkin già da diverso tempo.

La questione centrale, comunque, è non consumare (negawatt) più energie, né fossili, né fissili, ma produrre dal sole con letecnologie attuali e in prospettiva da celle a captazione organica, da sistemi elettrolitici o dalla fusione calda o fredda, quando saranno disponibili, questi prodotti per tutti; sperando poi che qualche invenzione “incredibile” a basso costo si avveri al più presto, approdando ad un mercato aperto e privo di condizionamenti che ne consenta un utilizzo generalizzato. Per cercare qualche parallelismo tecnologico con la casa e la sua costruzione, si può far riferimento all’industria dell’automobile e alle differenze tra un motore elettrico e un motore endotermico. La macchina elettrica è una realtà da innumerevoli decenni fermata dalla ricerca sull’accumulo dell’energia che, oggi, pare avviarsi a soluzione.

La semplicità e la bellezza di un motore elettrico, rispetto alla complessità di un motore diesel o a ciclo otto, sono paragonabili ad una abitazione progettata con tecniche bioclimatiche utilizzanti le tecnologie solari. Il settore edilizio non riesce ancora ad avvicinarsi al processo di produzione automobilistico, anche se tentativi vi sono come ad esempio l’iniziativa di IkeaSkanska con una moderna produzione industrializzata di edifici low-cost.

Vi è comunque una riflessione, alquanto banale ma significativa, da fare sul rapporto dei consumi tra una casa di medie dimensioni e una automobile. Nella migliore delle ipotesi con consumi di 10-15 kWh/mq/anno in una abitazione da 100 metri quadri si consumano 100-150 litri “generici” di combustibile all’anno, a fronte di 2.000 litri per una percorrenza familiare, anche con più auto, di soli 20.000 Km/anno. Un rapporto di 1 a 20 che in futuro non sarà più sostenibile. Pensare di mettere in moto meccanismi tecnico-legislativi e un sistema produttivo per ridurre di un decimo i consumi delle abitazioni e non agire allo stesso tempo sui consumi dei trasporti familiari – senza poi contare la quota di servizio pubblico dei trasporti e altri vettori (aerei, navi, ecc.) – appare un paradosso di politica energetica.

A breve per molti sarà possibile vivere in una casa evoluta da un “litro”, come ci prospettano alcune pubblicità, e girare con unSuv da 3.000-4.000 di cilindrata: consumando 100-200 litri per la casa e 3.000-4.000 litri per il trasporto personale con il Suv.

Il futuro per la città e per le nostre abitazioni può essere solo basato sull’energia elettrica da fonti rinnovabili, il resto è nei fatti tecnologici superato. È chiaro che l’energia elettrica è una energia pregiata, ma indirizzando la ricerca in questo senso sarà possibile ottenere i risultati voluti. L’idrogeno è una possibilità, ma allo stato attuale ancora costoso e complicato tecnicamente.

La realizzazione di prototipi basati su un “elettrolizzatore” in grado di scindere tra catodo e anodo l’idrogeno dalla semplice acqua con l’ausilio di energia prodotta da pannelli solari è, attualmente, un sistema tecnologico in fase di sperimentazione e di prima commercializzazione; il problema dell’immagazzinamento del gas potrebbe essere superato immettendolo in bombole a bassa pressione senza particolari impianti, l’accoppiamento con sistemi a fuell-cell chiuderebbe il cerchio energetico.

Altre utopie (?) ci porterebbero verso sistemi a fusione fredda, al progetto MEG o a macchine basate su sistemi meccanicoidraulici di produzione energetica in moto continuo autogenerato sfruttando la gravitazione terrestre e il principio di Archimede.

L’obiettivo di questo testo, nella limitatezza della esposizione e senza presunzioni di sorta, è quello di individuare un insieme di tecnologie e di idee, allo stato attuale esistenti, che possono essere sviluppate in progetti per la realizzazione di edifi ci a produzione energetica, con macro-calcoli semplificati di massima che possono indurre a riflessioni per realizzare progetti innovativi, in alcuni casi alternativi o integrativi alle proposte tecniche attuali ecosostenibili pubblicizzate dai media, che si stanno affermando nel settore delle costruzioni.

La casa adiabatica, a emissioni zero o energetica, è allo stato attuale della tecnica già possibile con un po’ di fatica progettuale (e pochi impianti), tanto che la Gran Bretagna ne ha fatto un obiettivo entro il 2016 per l’edificazione delle case nel proprio territorio.

Vi sono alcune proposte interessanti di case a emissioni zero o a produzione positiva, ma effettivamente propongono una pletora di impianti da far invidia ad una stazione spaziale; la strada è comunque aperta per trovare soluzioni tecniche affidabili e a costi accessibili.

È necessario, forse, ricondurre il tutto a un semplice principio, il “grado zero” di zeviana memoria, scusatemi la citazione: pensare semplice, minimale con il massimo comfort ed efficienza anche attraverso la modificazione degli stili di vita, ma non totalmente e/o necessariamente.

Perché, in definitiva, parlare di casa attiva-positiva o al più energetica o a consumo zero ? Semplicemente anche al fine del superamento (inglobamento) della ideologizzazione della casa passiva, tematica tecnologica derivante da istituzioni centro-europee. L’Italia è in una fascia climatica temperata mediterranea (si veda lo studio Caratteristiques pour un batiment mediterraneen, Commission Europeen 1999) escluso le regioni montagnose e aree limitrofe; l’approccio non può che essere solare per clima e abitudini, non si può non aprire le finestre solo per rispettare determinati parametri di ventilazione interni o distribuire casette sull’asse est-ovest con finestre piccole a nord e grandi a sud.

L’obiettivo del risparmio energetico deve essere rivisto nella logica della produzione energetica attinente all’edificio: questo modifica l’approccio stesso della progettazione architettonica, non ideologizza, in termini coercitivi, determinati principi di bioarchitettura inseriti in innumerevoli regolamenti edilizi nei comuni italiani.

Allo stesso tempo, i criteri di certifi cazione, ad esempio, andrebbero parametrati anche ad un indice che individua il rapporto tra quanto si produce e quanto si consuma globalmente.

La prestazione energetica degli edifici, pur nella volontà positiva del risparmio energetico, è di fatto anche materia di competenza regionale in Italia, tanto che ogni regione sta proponendo il suo metodo in materia di certificazione energetica degli edifici.

Ad oggi vi sono diversi metodi (Casaclima, Best-class, Cened, Docet, il sistema svizzero Minergie, ecc.) che, seppur similari, producono risultati diversi se applicati allo stesso edificio. I metodi di calcolo delle norme tecniche UNI TS 11300 danno risultati diversi tra metodo analitico e semplificato; i metodi di certificazione danno a loro volta altri risultati. La certificazione energetica prevede l’adozione di albi di certificatori i cui costi delle parcelle saranno scaricati sui consumatori senza reali benefici.

Sarebbe opportuno non imporre nessun albo: dal progetto stesso scaturisce il livello di consumo o l’indice di produzione energetica da verificare realmente attraverso istituzioni che controllano con idonee prove o, semplicemente, con la verifica delle bollette nel triennio (quinquennio) successivo. I professionisti sono abilitati in funzione del titolo di studio e abilitazione alla professione. Si dovrebbe avere un sistema nazionale applicabile a tutti nel bene e nel male, non imporre soluzioni tecnologiche per regolamento tout-court, ma parametrate alle soluzioni tecniche della produzione energetica riferita all’edificio.

Paradosso: perché non possiamo progettarci una casa di vetro (le evocazioni sherbartiane insegnano) e dobbiamo sottostare a tutti i parametri di coibentazione imposti, se siamo in grado di produrre integralmente l’energia rinnovabile nel luogo in cui ciserve a costi sostenibili?

Una ricerca da parte dell’EPIA (European Photovoltaic Industry Association) prevedeva una copertura energetica da fonti FV al 2020 per l’Europa pari al 4-6% che, con politiche omogenee favorevoli tra gli Stati, potrebbe arrivare al 12%. La grid parity (costi della produzione da FV pari a quelli convenzionali) è di fatto raggiunta nell’Italia meridionale per effetto della diminuzione dei prezzi e aumento delle rese. In ultimo, il Parlamento europeo ha modificato la direttiva 2002/91/CE energetica in edilizia sulla prestazione energetica in edilizia. In base alle nuove disposizioni della direttiva 2010/31/UE, entro il 31/12/2020 tutti gli edifici di nuova costruzione dovranno essere “a energia quasi zero”. Per gli edifici pubblici la data è anticipata al 2018, ma alcune regioni l’hanno anticipata.

È mancato quel pizzico di coraggio di imporre per quella data edifici a consumi zero. In ogni caso l’obiettivo è pienamente raggiungibile, anche con le fibrillazioni del Quarto e del Quinto Conto Energia. Saranno stabiliti fondi europei di incentivazione e sviluppo e gli Stati nazionali saranno chiamati a piani di sviluppo e incentivi per il raggiungimento dell’obiettivo.

 

Smart City

La tematica sull’efficienza energetica degli edifici è entrata nell’ambito dei programmi della Comunità europea e nazionale nello sviluppo ed evoluzione delle città. Il concetto di Smart City è legato a studi e ricerche a carattere mondiale e, in particolare, per l’Europa agli studi condotti dal Politecnico di Vienna su un campione di città. Il progetto Smart City tra l’altro fa parte del Piano strategico per le Tecnologie Energetiche (Set), nel cui ambito l’Unione europea prevede la creazione di una rete di trenta Smart City da selezionare entro il 2020.

Le aree strategiche che definirebbero le Smart City sono individuate in:

  • Smart Mobility
  • Smart Economy
  • Smart Governance
  • Smart Environment
  • Smart People
  • Smart Leaving

Questa nuova definizione tende ad accorpare tematiche sociali e tecnologiche soprattutto riferite all’ICT (Information Comunication Tecnology), che ricercano soluzioni per definire lo sviluppo e l’assetto delle future città.

Questo tema sicuramente dovrà essere ricodificato. In particolare, vi è una preponderanza di studi, ricerche, saggi, che riducono lo sviluppo delle Smart City essenzialmente ad analisi dell’efficienza delle città attuali, secondo diversi parametri, e all’introduzione massiccia di tecnologie informatiche di qualsiasi tipo – dall’internet delle cose alle reti delle reti –, che risolverebbero ogni problema in un ambiente in cui tutto deve essere “intelligente”, perdendo di vista i reali aspetti sociali, demografici e del lavoro, le analisi urbanistiche, il ruolo dell’abitare e degli edifici residenziali, terziari e industriali nello sviluppo della città, le parti storico-evolutive delle città, gli aspetti tipologici e architettonici degli edifici, nella ricerca di nuovi paradigmi,mischiando il tutto dalla scala microurbana alle conurbazioni territoriali, in un vortice in cui l’addensamento di decine di milioni di abitanti in città sempre più popolate sembra essere la regola mondiale.

Sebbene l’argomento si affascinante e la tematica sia stata lanciata, l’Italia, ad esempio, è caratterizzata da un tessuto di piccole città e comuni che ne ha fatto un luogo unico di civiltàe bellezza, con tendenza opposta all’addensamento urbano attuale che è invece accelerato nel resto del mondo.

In questo quadro, la riconduzione a metodologie di progettazione urbana basata ad esempio su modelli dinamici non lineari – lowryani – evoluti, nell’ambito di simulazioni mediante l’utilizzo delle scienze fisico-matematiche, e a metodologie partecipative basate su scenari (si veda il programma comunitario EASW) potrebbe definire lo sviluppo integrato dei nuovi sistemi urbani e di nuove economie basate su una reale sostenibilità ambientale.

 

P.S. Sulla efficienza energetica degli edifici grava il paradosso di Jevons (The coal question, 1865). Miglioramenti tecnologici che aumentano l’efficienza di una risorsa possono far aumentare il consumo di quella risorsa invece che diminuirla.

 

Buona lettura!

Massimo Capolla

 

Per maggiori informazioni:

Autore: Massimo Capolla
Editore: Maggioli
Anno: 2013
Pagine: 314
Prezzo: Euro 38,00
ISBN: 8838782589

 

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