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Le scoperte di dell’Università di Tor Vergata di Roma sono da trattare “coi guanti”.

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Al secondo polo universitario romano, noto per le sue scoperte in ambito scientifico e tecnologico, un guanto ipertecnologico e dotato di sensori per velocizzare e migliorare le terapie riabilitative dei pazienti.

La fantascienza non è più così lontana se si volge lo sguardo alle nuove scoperte tecnologiche dell’Università degli studi di Roma Tor Vergata. Il secondo polo universitario romano, infatti, da qualche anno si sta rivelando una vera e propria fucina d’invenzioni: stilati più di 50 brevetti dalla biochimica alla genetica, dalla medicina sperimentale all’informatica, fino all’ingegneria; per non parlare della recente produzione di pellicole fotovoltaiche organiche, queste, grazie al carbonio che rende tutto il processo di produzione d’energia del tutto simile alla fotosintesi clorofilliana, ben più efficienti di quelle in silicio.

O anche, ad esempio, della freschissima scoperta, da parte del Dipartimento di Neuroscienze in collaborazione internazionale con il Laboratorio di Neurogenetica presso l’IRCCS della Fondazione Santa Lucia di Roma, di un gene responsabile di una forma di SLA (sclerosi laterale amiotrofica). L’ultima invenzione è invece qualcosa che ha dell’incredibile: si tratta di un guanto sensorizzato che consente di ottenere un’elevata precisione sia in campo medico e sportivo, che ludico, tecnico e biotecnologico, ma può essere altresì utilizzato per la registrazione e il monitoraggio dei movimenti umani in situazioni estreme, quali ad esempio quelle dei soccorritori alpini o degli astronauti in missione spaziale.

Presentato nei primi di febbraio a Roma dall’HITEG, Health Involved Technical Engineering Group, del Dipartimento di Ingegneria Elettronica dell’Università di Roma “Tor Vergata”, comodo e poco ingombrante, il guanto sembra quasi appartenere all’universo di Luke Skywalker e di Obi-Wan Kenobi piuttosto che al nostro: a differenza de fastidiosi e impaccianti guanti di vecchia generazione, il dispositivo frutto dell’intellighenzia HITEG “è stato costruito – dice il comunicato – con una tecnologia tale da permettere una sempre maggior precisione nelle prestazioni e un ampliamento nei campi d’applicazione.”. Questi sono infatti già molteplici e vanno, come ha spiegato il professor Saggio, docente nonché coordinatore del team HITEG, “dalla diagnostica alla riabilitazione, dalla valutazione delle disabilità all’ausilio di tipo chirurgico, dalla musica all’interazione con il computer, sebbene il suo campo preferenziale sia quello della biotecnologia.”. Per quanto riguarda la più diretta applicazione medica dell’ideazione, l’HITEG ha già stretto con il professor Tarantino del Dipartimento di Ortopedia e Traumatologia dell’Università di Tor Vergata, al fine di iniziare l’applicazione del nuovo mezzo direttamente sui pazienti che potranno così ricevere dei benefici nel corso del percorso abilitativo.

Inoltre, la tecnologia del guanto non è valida solo per la mano, “ ma anche – come ha puntualizzato il professor Antonio Castagnaro del Dipartimento di Chirurgia della mano e dell’Azienda Sanitaria di Viterbo – per gli arti superiori e inferiori e per molte altre parti del corpo umano.”. Un’innovazione a tutto tondo insomma, che potrebbe apportare dei forti cambiamenti nelle tecniche e nelle terapie riabilitative. Infatti, una precisa registrazione e analisi dei movimenti, cosa ampiamente consentita dal guanto, “è ormai fondamentale nella valutazione dei traumi e delle invalidità mediche così come per la rieducazione motoria”, ha aggiunto Castagnaro. A mettere invece l’accento sul basso costo, sulla flessibilità e, per questo, sulla multidisciplinarietà, è stato il professor Enrico Giannini, Presidente del Corso di Laurea Ingegneria Elettronica, il quale afferma che proprio grazie alla sua duttilità “il guanto tecnologico ha permesso di fondere competenze diverse, in ambiti diversi ma per un unico obiettivo sociale: il miglioramento delle condizioni e dei tempi riabilitativi dei pazienti.Al tempo stesso – continua Giannini, come leggiamo dal comunicato – può essere utilizzato anche per il training del personale ospedaliero e non, e per il controllo da remoto”.

Per quel che concerne l’aspetto pecuniario finora abbiamo parlato di costi contenuti, e infatti la spesa per il guanto rimane nell’ordine delle centinaia di euro che, come ha specificato il professor Saggio, “in fase di commercializzazione potrebbero addirittura diminuire.”.

E ha aggiunto: “Ci auguriamo che l’alto valore tecnologico e il ridotto costo di produzione possano essere la leva per il coinvolgimento di altre aziende e per l’ottenimento di nuove forme di finanziamento del progetto”.

 

M. Flaminia Attanasio

Per maggiori informazioni:
Sito dell’Università Roma Tor Vergata

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